MARCIANISE. Il commissario vuole Cenname all’Urbanistica, Fulvio Tartaglione chiede i danni. Guardate che titolo “si sono fidati” di fare questi del Mattino

19 Novembre 2019 - 10:59

 

MARCIANISE (g.g.) – Si potrebbe discutere per ore sulla validità formale e poi su quella materiale del titolo pubblicato oggi da “Il Mattino” e potenzialmente sottoposto all’egida di Antonello Velardi.

Un titolo che ha una connessione diretta con l’esperienza da sindaco di Velardi e che oggi il medesimo può valutare da caporedattore centrale del giornale (che, a questo punto, non possiamo più definire di via Chiatamone, dato che Caltagirone ha deciso che la storica sede fosse un lusso che le attuali vendite de “Il Mattino” non poteva più sostenere).

Questa nostra premessa appare di per sé grave. E lo sarebbe per chi si fosse collegato sulle vicende di Marcianise in questi ultimi giorni, essendosi perso però il passato, quando questa strana, anomala, forse addirittura inquietante, relazione biunivoca tra Velardi e il giornale per cui non ha mai smesso di lavorare, si è realizzata su un sentiero ancor più incredibile, quello della doppia potestà: da un lato sindaco di Marcianise, dall’altro controllore di se stesso perché svolgeva la funzione, pagata, lo abbiamo scritto tante volte, con i soldi dei cittadini, di caporedattore centrale del giornale più antico della Campania.

Dunque, ricapitoliamo: Velardi sindaco che firma un decreto o un’ordinanza; Velardi caporedattore centrale de “Il Mattino”, rappresentato da un suo supporter politico, cioè Franco Agrippa; Velardi che, in pratica, scrive la cronaca e il commento dell’ordinanza che ha firmato lui stesso.

Tutta questa giostra (e poi saremmo noi i giostrai!), finanziata con i quattrini dei marcianisani, i quali hanno pagato il 50% dell’indennità di sindaco che Velardi si è tenuto ogni mese, quasi 250mila euro di stipendio, col giochino che poteva funzionare solo con chi ha l’anello al naso, e purtroppo ha funzionato, dei permessi gentilmente certificati dal compagno di scuola e di giochi Onofrio Tartaglione.

E in più, in edicola, un altro euro – o quanto costa, non ce lo ricordiamo più – per comprare il giornale e riempire ulteriormente le casse di Caltagirone per leggere una storia scritta da chi l’ha fatta, come se oggi volessimo conoscere una ricostruzione reale della Marcia su Roma e pensassimo di poterla assorbire consultando nelle emeroteche solo il “Popolo d’Italia” diretto da Benito Mussolini.

Detto per l’ennesima volta questo, inutile trastullarsi, come scrivevamo all’inizio dell’articolo, sulla validità formale e sostanziale del titolo di oggi.

Steso su due colonne e su due righe, non è errato da un punto di vista strettamente tecnico. Nel senso che le due righe (questo direi in una scuola di giornalismo) possono riprodurre un canone attraverso il quale si esprime la sintesi di una notizia nella prima riga e la sintesi di una seconda notizia, nella riga che il titolo chiude.

Dunque, “Lastella chiama Cenname”: in pratica, il commissario straordinario interpella l’ingegnere che per anni ha svolto la funzione di dirigente tecnico al Comune di Casal di Principe anche nel corso delle gestioni commissariali, lasciando il pratica la sua attività politica, che lo aveva portato in passato, da fervente ambientalista, a ricoprire la carica di sindaco di Camigliano, micro-comune che seppe promuovere bene su scala nazionale, anche a livello mediatico, per i record raggiunti con la raccolta differenziata.

Poi, non è oro tutto quello che luccica, ma facciamolo almeno insediare e poi “mister borbottio” qualcosa da obiettare l’avrà.

Seconda riga: “Tartaglione chiede i danni”.

In termini strettamente tecnici, roba da addetti ai lavori, si può anche comprendere non un secondo, ma almeno cinque secondi dopo averlo letto, che Cenname è un discorso e Tartaglione un altro. Ma il fruitore normale di un giornale, che magari lo legge velocemente, non ha certo l’obbligo di girare con il manuale di Franco Abruzzo in mano.

Legge questa cosa e ritiene che si tratti di una notizia sola, ovvero che Tartaglione ha chiesto i danni perché Lastella ha chiamato Cenname.

E questo rappresenterebbe un altro indizio di quella sottile trama di delegittimazione che sembra avere come bersaglio questo Lastella, dimostratosi, finora, equo ed inflessibile.

Chi legge solo il titolo, però, incrocia il problema dell’onomastica. Come densità e incidenza, infatti, il cognome Tartaglione a Marcianise presenta cifre superiori finanche a quelle dei Rossi a Milano e degli Esposito a Napoli.

Dunque, Tartaglione chi?

Ne esiste un kit sterminato: buoni, cattivi, professionisti, impostori, filibustieri, persone perbene.

Un caleidoscopio di opportunità.

Quelli che invece leggono l’articolo, incrociano l’intenzione vera de “Il Mattino”: leggono della chiamata di Cenname; leggono della promozione a segretaria generale facente funzione di Donatella Fuccia; poi leggono anche del ritorno di Fulvio Tartaglione al settore “Lavori Pubblici”, ma non a quello dell’Urbanistica, destinato al citato Cenname; poi questi Richelieu da carnevale di contrada, scrivono che lo stesso Fulvio Tartaglione ha presentato una denuncia per mobbing chiedendo i danni. Pensi al titolo e dici: “Ah, allora è proprio così. Cenname all’Urbanistica e Tartaglione chiede i danni”.

Beh, quelli che sono passati dalla quindicesima riga alla terzultima, dove è segnalata la notizia dell’azione giudiziaria di Fulvio Tartaglione, non si sono accorti di esser stati catapultati, dopo esser stati adeguatamente cloroformizzati a colpi di disinformazione, sulla macchina del tempo.

Perché è vero che Tartaglione ha presentato una denuncia per mobbing, ma l’ha fatto contro il sindaco Antonello Velardi al tempo in cui questi gli muoveva contestazioni disciplinari.

Dall’articolo questo si capisce e non si capisce.

Ma quel che si capisce è il titolo.

Disinformazione. Lo diciamo forte e chiaro, pronti a ridirlo e a rimotivarlo in ogni sede che si ritenesse opportuna.