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650 mila euro di lavori sulle strade della Provincia alla società dell’imprenditore che avrebbe ospitato da latitante Michele Zagaria

8 Ottobre 2023 - 13:22

Ciò era scritto in un’ordinanza del gip di Napoli, nata dall’inchiesta della Dda di Napoli che prendeva molto sul serio le parole di Massimiliano Caterino O’Mastrone, l’uomo più vicino, anche fisicamente, allex primula rossa, come si può vedere nel documento in calce all’articolo. Si tratta della Infrastrutture srl, formalmente nelle mani Gino Martino, fratello di Francesco, colui che avrebbe dato rifiugio al super boss, secondo il racconto del pentito Massimiliano Caterino, e arrestato nel 2015 nell’inchiesta Medea della Dda che vide coinvolti Angelo Polverino, Giuseppe Fontana, Tommaso Barbato e altri ancora. Un ragionamento sui precedenti storici di diverse imprese vincitrici di affidamenti e gare messi in piedi dall’amministrazione di Giorgio Magliocca

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CASERTA/CASAPESENNA (l.v.r.) – Ci sono nomi che sembrano tornare in auge improvvisamente, nonostante l’anagrafe e il tempo li fanno sembrare ormai protagonisti anacronistici dei racconti di cronaca.

È il caso di Nicola Ferraro, imprenditore ed ex consigliere regionale dell’Udeur, già condannato per reati di camorra e colpito mercoledì 4 ottobre da una perquisizione e indagato da parte della Dda di Napoli per rapporti tra imprenditoria, politica e clan dei casalesi.

Indagati sono anche Giuseppe Guida, il sindaco della città dove Ferraro risiede, ma anche Luigi

Bosco, ex consigliere regionale, ex assessore del comune di Caserta e candidato alle elezioni europee per Azione (CLICCA E LEGGI TUTTI I NOMI).

Dicevamo, vecchi nomi, vecchie conoscenze.

E potremmo definire vecchie conoscenze della cronaca anche Gino e Francesco Martino, quest’ultimo omonimo del liternese Ciccio o’ Pecoraro, imprenditori di Casapesenna figli di un ex sindaco della città, Alfonso Martino, coinvolti nell’inchiesta della Dda di Napoli nota come Medea, in quanto ritenuti dai pm finanziatori illeciti di Angelo Polverino in cambio di aggiudicazioni di appalti in regione Campania.

Di Francesco Martino gli inquirenti parlarono come di un imprenditore al servizio del clan dei Casalesi, in buona sostanza socio di Pinuccio Fontana.

Martino avrebbe anche ospitato Michele Zagaria nella sua abitazione durante la latitanza del boss per qualche giorno, tra il 2005 e il 2006, come raccontato dal pentito Massimiliano Caterino.

Un rapporto tra l’imprenditore e il boss che emerge dall’ordinanza del Gip Pilla del tribunale di Napoli, datata luglio 2015, nella quale leggiamo testualmente che Caterino ha riferito ai magistrati della Dda che Zagaria “manifestò la sua collera perché il MARTINO Francesco non lo aveva trattato con il dovuto riguardo nonostante quanto egli aveva fatto per lui“.

Proprio il trattamento nei confronti del boss da parte della moglie del Martino, rea di “non aver preparato neanche la cena“, fecero perdere gradimento alle società dei due fratelli nelle commesse pubbliche gestite dal clan.

LA INFRASTRUTTURE SRL E LA PROVINCIA DI CASERTA

Tra le società citate nell’ordinanza di arresto di Francesco Martino datata 2015 c’era, tra le altre, la Infrastrutture srl di Casapesenna, impresa attualmente iscritta alla white list della prefettura di Caserta con la specifica di essere sotto il controllo dell’amministrazione giudiziaria perché precedentemente attinta da interdittiva antimafia per il rischio infiltrazione camorristica nella società.

Il controllo sulla Infrastrutture srl non sappiamo se sia ancora in corso di validità, ovvero se sia stato rinnovato, visto che, sempre secondo quanto riporta la prefettura casertana, scadeva il 14 di agosto.

Non sappiamo, inoltre, quale sia stata poi la posizione processuale di Franco Martino, possibile sia stata chiesta l’archiviazione ma, si sa, le interdittive antimafia sono legate ad un pericolo di infiltrazione e non alla certezza legata da una sentenza di terzo grado.

Ovvero, la prefettura emette questo provvedimento che vieta alle società di partecipare a commesse pubbliche se esiste un rischio concreto che il potere camorristico possa entrare all’interno delle dinamiche societarie (vedi il caso Capriglione, le cui coop. sono state colpite anche se il processo è ancora lontano dal vedere la luce).

La Infrastrutture srl, infatti, dopo l’interdittiva antimafia, presumibilmente datata 2019, come fanno intendere i colleghi del giornale La Nazione, avrebbe potuto lavorare in qualsiasi cantiere dell’universo, ma tranne in quelli legati a gare e affidamenti pubblici. Si tratta dell’amputazione di un settore e non del decesso di un’impresa, per capirci.

Al momento, quindi, la Infrastrutture srl è sottoposta a Controllo Giudiziario, come previsto dall’articolo 34
bis del decreto 159/11, noto come decreto antimafia. Un provvedimento adottato dal tribunale, sezione misure di prevenzione, che mette la proprietà della società, in questo momento ufficialmente nelle mani di Gino Martino (come riporta il sito Dnb, uno dei più grandi database aziendali del mondo), fratello di Francesco, operante presumbilmente sotto la tutela di un amministratore scelto dal tribunale.

Il controllo giudiziario non annulla il passato, le conseguenze passate dell’interdittiva antimafia, ma ne modifica il futuro, ovvero rende inattivi quei divieti sulle commesse pubbliche appena spiegati.

Ma perché vi parliamo di questa impresa? Perché la Infrastrutture srl di Casapessena sta per aggiudicarsi una gara bandita dalla provincia di Caserta dal valore di 650 mila euro per la manutenzione straordinaria di diversi tratti della Provinciale (Sp. N. 66 “Piedimonte-Ponte Dei Briganti-Villa Ortensia, Sp. N. 275 “Mastrati-Torcino-Pontereale“, Sp. N. 274 “Masseria Pincera-Masseria Delle Penne“, Sp. N. 281 “Ss. 158-Ponte Sul Fiume Volturno“).

Essendo una somma inferiore (e di molto) alle soglia europea di 5.4 milioni, la provincia di Caserta ha potuto scegliere il tipo di procedura di gara, adottando la procedura di invito (riteniamo utilizzo il Mepa o l’elenco delle ditte di fiducia) di 30 imprese, con 22 partecipanti e 16 rimaste in gara, le cui offerte di ribasso sono state “salvate” rispetto al cosiddetto taglio delle ali, ovvero la cancellazione delle offerte mediamente più basse e più alte.

Lo sconto vincitore, quindi, è stato quello della Infrastrutture srl, con un 38% circa – percentuale fortunata, se si vede quante gare sono state attribuite con questa cifra di ribasso – che ha superato di 0,1 l’offerta della seconda classificata, il Consorzio Stabile Grade.

Qui sotto troverete la proposta di aggiudicazione della procedura vinta dagli imprenditori di Casapesenna, pronta ad essere affidata dal settore Viabilità dell’amministrazione provinciale, guidato politicamente da Marcello De Rosa, consigliere dell’ente e sindaco di Casapesenna.

Se il tribunale di Aversa Napoli Nord, sezione misure di prevenzione, ha ritenuto che la società dei Martino potesse vivere in un regime di controllo più blando di controllo, scegliendo il cosiddetto controllo giudiziario, rispetto all’interdittiva antimafia, ci saranno dei motivi chiari, specifici, che nessuno vuole mettere in discussione, anche perché, non avendo tutti i documenti davanti, sarebbe un’operazione forse un po’ troppo ardita.

Detto ciò, a nostro avviso va segnalata una situazione. Sfortunatamente, esiste un fortissimo condizionamento del clan dei Casalesi sulle imprese con sede nella nostra provincia, nell’agro Aversano e nel triangolo San Cipriano-Casapesenna-Casale. Questo è stato documentato, sacramentato in decine di atti giudiziari, ordinanze, sentenze di tribunali di ogni ordine e grado.

MARTINO E ALTRI. UN ALTRO CASO IN ARCHIVIO

Quindi, può succedere, come sta succedendo con frequenza in questi ultimi due anni, che le procedure di gara, gli affidamenti diretti o paradiretti dell’ente guidato da Giorgio Magliocca, spesso e volentieri dominati proprio da imprese di questa zona e in particolare con casa nel triangolo citato, siano poi ad appannaggio di società, imprenditori con un passato oscuro, poco chiaro, seriamente condizionato da rapporti avuti con il clan dei Casalesi.

Marrel di Raffaele Pezzella, l’imprenditore che ha corrotto, secondo la procura di Benevento, un anonimo dirigente provinciale. Cogesa, che per la Dda cambiava gli assegni per la camorra, Co.Bi., operatore economico ritenuto dai pm antimafia controllata dal presunto ras dei Casalesi Fabio Oreste Luongo, la Gruppo Petrillo sas, degli omonimi fratelli Petrillo Pacchielli, arrestati il 3 maggio scorso e poi scarcerati, per la Dda dei riciclatori della camorra. Infine, Infrastrutture srl della famiglia Martino, di cui un componente centrale, Francesco, avrebbe ospitato – parole del pentito Massimiliano Caterino – la latitanza del boss Michele Zagaria, prima di essere fatto fuori dagli affari del clan per una presunta “lesa maestà”.

clicca qui per leggere la proposta di aggiudicazione

qui sotto, invece, la dichiarazione sul rifugio al boss di massimiliano caterino