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Fratelli D’Italia, “frazione” di Giovanni Zannini. La consigliera Gabriella Santillo, coperta da Marco Cerreto, dà il suo voto al sindaco di San Cipriano per il caso Gisec. Ora è un caso politico

11 Gennaio 2023 - 20:06

Comprensibile e avveduta la mossa di Gianpiero Zinzi, che ha ispirato il suo consigliere Maurizio Del Rosso affinché presentasse una sua mozione che puntualmente ha ricevuto il voto contrario della citata Santillo, che il commissario e neo deputato Marco Cerreto ha anche nominato, nelle scorse settimane, responsabile di Fdi per gli enti locali

CASERTA (g.g.) Ci dispiace, e rimaniamo sempre un po’ male quando, incrociando i passi di questo o quell’altro politico siamo costretti ad ascoltare sempre la stessa cantilena: chi si sente toccato da un nostro articolo, ne fa sempre una questione personale. Nel senso che mai a nessuno viene in testa che nelle trattazioni di Casertace, noi ci occupiamo del modo con cui vengono ricoperte funzioni pubbliche, soprattutto all’interno di istituzioni elettive e rappresentative o negli enti strumentali che da queste derivano. Insomma, proprio nulla di personale. Ovviamente dobbiamo dare un nome e un cognome ad una funzione, ma non abbiamo mai scritto articoli esprimendo dissenso sulla scelta che un politico fa riguarda alle poltrone e ai divani o al piatto doccia acquistati per casa sua.

Eppure, ancora ieri mattina, martedì, prima dell’inizio della seduta del consiglio provinciale, discorrendo piacevolmente e senza alcun retropensiero alla bouvette dell’amministrazione provinciale di Caserta, con il presidente Giorgio Magliocca e con la consigliera provinciale Gabriella

Santillo, abbiamo ascoltato quest’ultima – che poi ha ribadito il concetto attraverso la messaggistica social di whatsapp – collegare alcuni articoli di Casertace, non certo elogiativi sul modo con cui la Santillo rappresenta il suo partito che, fino a prova contraria si chiama Fratelli d’Italia, all’interno del parlamentino di viale Lamberti ad una nostra presunta intenzione di colpire la sua persona.

Comprendiamo bene che queste reazioni rappresentino il frutto di una profondissima arretratezza culturale della nostra politica, di quella meridionale, di quella campana, di quella casertana. Però, ci farebbe piacere, una volta ogni tanto che un sindaco, il presidente della Provincia, un consigliere comunale, un consigliere provinciale, un componente di un cda di un consorzio pubblico o di una società partecipata, confutassero le nostre tesi in un confronto di opinioni, di contenuto, che noi ci siamo sempre dichiarati disponibili ad ospitare, predicando, però, letteralmente nel deserto e dovendoci sforzare ogni giorno per tenere la barra dritta, in modo da non persuaderci, definitivamente, che la scelta di non replicare, di non confutare, sia legata solo e solamente al fatto che quelle nostre critiche sono fondatamente esposte. Se ci convincessimo definitivamente di questo, imboccheremmo una deriva illiberale e questo sì che costituirebbe sicuramente un problema, un grave errore, che al contrario lottiamo, minuto per minuto, per non compiere.

Per cui, con la santa pazienza, abbiamo spiegato alla consigliera Santillo di aver posto, nei nostri articoli che la riguardavano, un problema esclusivamente politico e le abbiamo pure ricordato che solo dall’accettazione di un confronto tra idee difformi può nascere una migliore esposizione dei fatti, e che, al di là di questo, si rende comunque un servizio alla democrazia e al lettore che avrà tutti gli strumenti a disposizione, cioè la nostra tesi e la replica ad essa, per formarsi un’idea sua, non necessariamente corrispondente o sovrapponibile alla nostra.

Quindi, con calma, consigliera Santillo, niente di personale. Lei, come sa, ci risulta anche simpatica. Per cui, se per assurdo, dovessimo redigere un articolo sulle sue qualità personali non potremmo che scrivere tutto il bene del mondo. Ma qui si tratta di politica.

Come abbiamo scritto nei due articoli che le abbiamo dedicato (CKIKKA QUI per leggere il primo) nei mesi scorsi (CLIKKA QUI per leggere il secondo), lei si è candidata alle elezioni provinciali del 18 dicembre 2021 nella lista di Fratelli d’Italia, in appoggio al candidato presidente della Provincia Stefano Giaquinto, espresso dal centrodestra, risultando eletta anche per i voti ottenuti da consiglieri comunali di grandi comuni, compulsati per l’occasione, dal consigliere regionale Alfonso Piscitelli , che si mosse, naturalmente, in nome e per conto del partito che autorevolmente lui rappresenta nell’ufficio di presidenza del consiglio regionale. Il suo partito si era battuto non poco qualche mese prima perché lei potesse candidarsi a sindaco in quel di Santa Maria Capua Vetere, in una sfida impossibile che, però, le attribuì la tranquilla e, tutto sommato, meritata garanzia di ottenere comodamente un seggio in consiglio comunale, condizione necessaria affinché lei si potesse poi candidare al consiglio provinciale e che, a livello di companatico di qualità, le ha anche consentito di entrare nell’agognatissima prima commissione del consiglio comunale sammaritano, nella quale, come era successo nella precedente consiliatura a Salvatore Mastroianni, si riesce a portare a casa, considerando anche i gettoni di presenza in consiglio, una cifra mensile superiore ai mille euro.

Tutto bellissimo, tutto meritato, per carità. Ma quando qualche mese fa lei ha accettato una delega dal presidente della Provincia Giorgio Magliocca, eletto in una coalizione chiaramente e precisamente tarata sulle posizioni del governatore della Campania, Vincenzo De Luca, ha portato altrove i voti ricevuti in appoggio al candidato Giaquinto, voti che l’avrebbero dovuta tenere fedelmente e seriamente agganciata ad una posizione di consigliera provinciale di opposizione, in quanto rappresentante di una parte minoritaria, ma non per questo meno importante, di grandi elettori che, votando lei, hanno anche scelto coscientemente di sostenere un partito e un’area politica.

Se poi Magliocca è passato con Forza Italia, il fatto diventa irrilevante, perché il problema del ribaltone, che dalla seduta di ieri è ancora più chiaro e nitido, non attiene alla casacca, alla maglietta che il presidente ha ritenuto di indossare in un dato momento, in un tempo quella di Alleanza Nazionale, poi del Pdl, poi di Forza Italia, poi quella di De Luca e poi ancora di Forza Italia ma attiene ed è esclusivamente legata alla serietà della politica che, a nostro avviso, risiede in tanti possibili atteggiamenti, a partire dalla coerenza rispetto al mandato di rappresentanza ricevuto. Se uno è stato eletto per rappresentare il centrodestra che si è costituito elettoralmente nel dicembre del 2021, in alternativa al vero partito di cui Magliocca fa parte, cioè quello di Giovanni Zannini e, dunque, lo scriviamo ancora una volta, quello di De Luca, là deve rimanere.

E pazienza se uno non riesce a gestire il potere e i suoi vantaggi. Vuol dire che lavorerà dai banchi dell’opposizione affinché la volta successiva, vincendo le elezioni, rappresenti la maggioranza acquisendo legittimamente incarichi amministrativi di gestione. Quando abbiamo scritto che questa vicenda della Santillo è avvertita a Caserta, a Napoli e a Roma come una entità pulviscolare, come una cosa di poco significato, ma che noi siamo convinti sul fatto che tanti casi alla Gabriella Santillo rischiano di minare la credibilità di un partito che, attraverso Giorgia Meloni, non si è presentato agli italiani come un formidabile risolutore di problemi, ma che ha potuto ben dire di essere un soggetto politico serio, nel quale non avrebbero avuto spazio opportunisti, trasformisti, lottizzatori e formidabili fiutatori di pagnotte, volevamo proprio mettere sull’avviso, per quel che conta quando lo fa un piccolo giornale di provincia come il nostro, la presidente del Consiglio sul rischio che sta correndo Fratelli d’Italia a Caserta e più in generale in Campania. Perché, mentre lei è impegnata giustamente full time nella alta funzione di governo a cui gli italiani l’hanno delegata, il partito non è presidiato e comincia ad accumulare tanti casi alla Gabriella Santillo che alla lunga lo logoreranno e ne rovineranno l’immagine. Ecco perché, a suo tempo, esprimemmo una forte critica nei confronti del commissario provinciale Marco Cerreto il quale, proprio perché è legato affettivamente a Giorgio Magliocca, in quanto padrino di qualcosa o di qualcuno in famiglia, avrebbe dovuto tener salda una direzione di marcia totalmente sovrapponibile a quella del partito nazionale e, dunque, avrebbe dovuto dire alla Santillo che, qualora avesse ritenuto di dover passare in maggioranza, cioè con Zannini e Magliocca, cioè (e sono quattro) con De Luca, avrebbe dovuto lasciare Fratelli d’Italia che siccome è il partito di Giorgia Meloni, siccome è il partito che ha conquistato milioni e milioni di voti, rendendo credibile e riscontrabile la sua stabile enunciazione di coerenza e di serietà, non avrebbe potuto mai interpretare questa forma di kamasutra a buon mercato.

Non è improbabile, dunque, che un pizzico di efficace perfidia abbia alimentato l’azione attuata dal consigliere provinciale della Lega, Maurizio Del Rosso, probabilmente ispirato dal suo leader Gianpiero Zinzi, di presentare a sua volta una mozione attraverso la quale chiedere la revoca della nomina del sindaco di San Cipriano d’Aversa, Vincenzo Caterino, da presidente della Gisec, per una incompatibilità talmente palmare da rappresantare, di per se stessa, l’ennesima dimostrazione attraverso cui un certo tipo di soggetti, senza far nomi Zannini, Magliocca, Graziano e compagnia, forti di una inquietante impunità politica e non solo politica, fanno esercizio volontario di arroganza, attuando una scorribanda dietro l’altra. Come per dire che a loro non li tocca nessuno e che, dunque, possono anche cambiare, se e quando riterranno, il nome alle quattro stagioni.

Maurizio Del Rosso insieme a Zinzi, avendo ben compreso che, utilizzando l’argomentazione inesistente relativa alla posizione ufficiale del Pd, ugualmente alternativa a Magliocca, Marco Cerreto che già aveva coperto a suo tempo il passaggio della Santillo in maggioranza, avrebbe di nuovo fatto spallucce, prestando il destro a chi dice che siccome lui e Magliocca sono “compari”, fanno anche parte di fatto, dello stesso partito, di un partito di intenti, di piccoli e grandi interessi. E puntualmente il fatto è accaduto: non solo la consigliera provinciale Gabriella Santillo ha votato con Magliocca contro la mozione presentata dai cinque consiglieri del Pd (diremmo meglio del Pd di Oliviero, perché quello di Graziano sta dalla parte del presidente della Provincia e di Giovanni Zannini), ma ha votato anche contro la mozione presentata da Del Rosso, cioè dall’alleato di governo, dall’alleato della Meloni, dal partito del vice presidente del consiglio Matteo Salvini. Tutto questo è accaduto a pochi giorni di distanza dall’inopinato, sorprendente e, per certi versi, provocatorio rafforzamento della posizione della consigliera Gabriella Santillo all’interno del partito casertano, visto e considerato che proprio Cerreto, svolgendo le funzioni di commissario provinciale, ha tolto chi c’era prima al suo posto, ci dicono il consigliere comunale di Caserta Santonastaso, e l’ha nominata responsabile provinciale per gli enti locali, impegnando, in maniera a questo punto, volutamente ostentata il partito su una posizione pro De Luca, pro Zannini, pro Graziano dato che sono quelli gli interessi politici ed economici di cui l’attuale governo provinciale è gendarme, attore e garante.

Insomma, da un parte la Santillo diventa uno dei dirigenti principali di Fdi, da un’altra parte vota per salvare il sindaco di S. Cipriano, Vincenzo Caterino, diretta propaggine politica del consigliere regionale di centrosinistra Giovanni Zannini. Ed effettivamente lo salva perché, guardando la contabilità dei voti, le due mozioni sono state respinte con 8 no e 6 sì. Se la Santillo avesse votato, allo stesso modo della Lega di Del Rosso, sarebbe finita 7 a 7. Probabilmente la mozione sarebbe stata bocciata lo stesso, ma il significato, il risultato politico raggiunto dal centrodestra di un pareggio in consiglio provinciale sarebbe stato ragguardevole. Soprattutto, Fratelli d’Italia avrebbe riscattato la dignità ormai perduta di un partito che a Roma ha detto per anni di essere contrario ad ogni inciucio, ad ogni bagattella da prima Repubblica, ad ogni accordo sottobanco, mentre a Caserta si accorda eccome sottobanco, in verità anche sopra al banco, nel momento in cui la sua consigliera provinciale puntella con il proprio voto, dopo aver acquisito una poltrona, una maggioranza che ha nel governatore Vincenzo De Luca la sua stella polare.

E proprio per fare in modo che tutti capiscano con chiarezza che Fratelli d’Italia sta con Magliocca e Zannini, arriva anche la nomina della Santillo a responsabile provinciale degli enti locali.

Si tratta, ripetiamo, di eventi apparentemente poco rilevanti nell’economia complessiva delle sorti nazionali di un partito che viaggia ancora con il vento in poppa nei sondaggi. In realtà, sono dei piccoli virus incubati e che per il momento non si traducono in nessuna conseguenza sintomatologica ma che, alla lunga, riuniti a tante altre iniezioni di politica alla Cerreto, alla Magliocca, alla Santillo finirà per contribuire all’inversione di rotta e al declino, anche di Giorgia Meloni.

Siamo delle Cassandre? Chi vivrà, vedrà.