L’EDITORIALE. AVERSA ovvero le mani sulla città. L’accordo tossico tra i soliti palazzinari e i politici di oggi. Bianco sporco e nero cupo

4 Agosto 2022 - 13:39

Stiamo assistendo, negli ultimissimi mesi, ad un’accelerazione, ad una recrudescenza, ad un tentativo di creare una sorta di Puc fuori dal Puc. Operazioni rapide dei vari Della Gatta, Yari Cecere e ora magari pure per Ferdinando Canciello e Iuliano

 

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di Gianluigi Guarino

Ne avremo di cose da scrivere, in questo agosto, sulla città violata e violentata, ormai quotidianamente sorvolata da avvoltoi sempre pronti a piombare sulla preda d’occasione. Aversa è una città in vendita e in svendita.

Chi l’ amministra si mostra capace di immaginare un solo modello di sviluppo, quello della speculazione edilizia, che nella città normanna non è un film in bianco e nero, vieto, consumato dal tempo e musealizzato per la conservazione della memoria. Questo modello di sviluppo (si fa per dire) viene perseguito, soprattutto negli ultimi mesi, così come noi di CasertaCe vi raccontiamo pressochè quotidianamente, traslando, in maniera spicciativa, il pensiero peccaminoso, pruriginoso, in una sostanza, in un’azione attiva ed esecutiva, assolutamente micidiale.

Il

processo è evidente: sono, infatti, i pensieri peccaminosi e pruriginosi a mettere in moto l’ingranaggio, diventando tessuto connettivo, di questo modello, a cui fornisce l’alimento e il propellente in grado di strutturare e di trasformare in opera, una motivazione talmente forte da rendere sopportabile, compatibile il rischio di doversi confrontare con un racconto giornalistico come il nostro e con una serie di esposti, più o meno anonimi che stanno inondando ultimamente le stanze dell’autorità giudiziaria.

E’ evidente che in ballo ci siano interessi molto, ma proprio molto lucrosi. Uno , infatti, rischia, solo o, quantomeno soprattutto, quando ne vale la pena, quando la causa è importante, quando questa coinvolge, avvolge e, ricollegandoci al pensiero peccaminoso, eccita alla grande. Poi, comunque, parliamo sempre di cose che appartengono al campo delle variabili umane ed antropologiche e dunque, ognuno di noi può essere coinvolto ed avvolto da un determinato tipo di causa, attivata da un determinato tipo di valore.

C’è chi si sente coinvolto, avvolto ed eccitato dal perseguimento e dalla difesa di valori di tipo morale e c’è chi insegue, senza alcun freno inibitore, l’eterno, immarcescibile valore dei soldi, del quattrino che, chi non ha talento per guadagnarlo onestamente, competendo, alla luce del sole, attorno ad un discrimine meritocratico che crei eque classi culturali, dentro al mercato del lavoro, cerca di introitare, di intascare, di “tappare”, percorrendo scorciatoie e attivando, ogni giorno, instancabilmente, in quegli uffici comunali che noi, partendo dall’esempio di Caserta capoluogo, definiamo, da anni, non a caso “cucine degli orrori”, un’attività amministrativa, finalizzata ad eludere le norme e a fare in modo che chi deve realizzare il business, chi deve arricchirsi o arricchirsi ulteriormente, raggiunga facilmente questo obiettivo, in una cornice solo apparente di legittimità ma che nasconde, in realtà, una odiosa violazione delle regole della concorrenza, dell’imparzialità e delle pari opportunità nella partecipazione e nel concorso ai processi amministrativi che implicano una utilizzazione di risorse prelevate dal pubblico danaro.

Ed è dentro a questo brodo di coltura che ad Aversa, nel corso dell’ultimo anno, sono stati chiamati a raccolta tutti gli strumenti della promozione volumetrica, quelli del “nuovo cemento”, nuovo ma soprattutto tanto.

Le mani sulla città, quel pugno sullo stomaco che Francesco Rosi rifilò all’Italia con il suo celeberrimo film, sono, invece, la triste realtà dell’oggi, di un presente che si raffigura in bianco e nero, ma non perché incrocia neutramente, in una sorta di viaggio onirico e piacevole, condotto a ritroso, in direzione del tempo che fu, non per la piacevolezza e il felice vezzo di una rappresentazione museale che rende il bianco e nero un segno di stile, di preziosità. No, non per questi motivi: Aversa, oggi, è una città in bianco e nero perchè così vogliono coloro che muovono certi ingranaggi.

Bianco e nero di un passato di arretratezza e di inciviltà. Bianco sporco e nero cupo.