L’EDITORIALE. La beffa di Nicola Schiavone, figlio di Sandokan, sui beni confiscati alla camorra, i clan che non muoiono perchè alimentati dall’ARRUBOPOLI casertana dalle collusioni di plotoni di dirigenti e funzionari pubblici corrotti

24 Settembre 2022 - 13:45

L’articolo che abbiamo dedicato alle dichiarazioni del figlio e fondatore del super boss del clan dei casalesi, merita a nostro avviso un breve approfondimento, alcune considerazioni che partono da una domanda che mettiamo a disposizione dei nostri lettori, ma alla quale ci rapportiamo subito in maniera attiva, rispondendo ad essa e dicendo la nostra

di Gianluigi Guarino

Dunque, dopo aver letto il nostro articolo sulle dichiarazioni rese da Nicola Schiavone figlio di Francesco Schiavone Sandokan sulle modalità attraverso cui la camorra si è vendicata con lo stato, dopo essersi vista confiscare centinaia e centinaia di immobili (CLIKKA E LEGGI) riteniamo di poter formulare a questi nostri lettori, una domanda non retorica, cioè che non incorpora di per sè la risposta.

Dopo

averla formulata, affidandola alla riflessione di chiunque la leggerà, ci permettiamo di declinare il nostro pensiero, la nostra risposta, quella di CasertaCe, in trincea da anni e anni per combattere (sul serio e non con le chiacchiere dei professionisti dell’anti camorra e dell’anti tutto) l’enorme sistema del malaffare made in Caserta.

E

allora eccola la domanda: ma voi, cari lettori, avete capito bene come funzionano le cose da queste parti? La nostra risposta è la seguente e parte proprio dalla presa d’atto di ciò che Nicola Schiavone dichiara. Le sue parole consolidano le nostre convinzioni su come funzionino le cose e potete rendervi conto per quale motivo tantissime imprese, tantissimi costruttori soprattutto dell’agro aversano e che hanno edificato la loro solidità economica, che gli consente oggi di godere di una rendita di posizione e di vantaggi competitivi in ogni procedura lecita e anche illecita, nei tempi in cui nulla accadeva nel settore dei lavori pubblici se questo non era autorizzato, avallato e quando riteneva di farlo, controllato dalla camorra

Questo “fritto misto” di imprenditori, politici e burocrati continua a fare il bello e il cattivo tempo favorito anche da una legislazione, quella introdotta durante la pandemia, che parte dal presupposto che da noi invece contestato in più di un articolo, il covid sia una roba molto più grave del cancro del diritto, della ragione, della legalità, dell’equità che corrode ogni giorno il tessuto socio economico di questa provincia. Una normativa che permette oggi ai vari mandarini tutti in grande amicizia con le ditte di Casal di Principe, di Casapesenna, di Villa di Briano, di Villa Literno eccetera, di decidere discrezionalmente a chi devono essere assegnati, affidati i lavori fino ad un importo, passato per effetto della nuova normativa, da 40mila a 150mila euro.

Voi potete ben immaginare cosa stia succedendo negli uffici che contano, negli uffici che hanno grandi possibilità di spesa all’interno dei comuni di questo territorio. Perchè il metodo di Nicola Schiavone , essendo anche ingegnoso, dotato di una aberrante logica imprenditoriale, è conosciuto ed è incardinato nell’identità di tante imprese che hanno fatto i soldi, ottenendo, come si diceva, una condizione di privilegio e di vantaggio competitivo, ampiamente speso nell mercato attuale degli appalti pubblici, grazie all’accordo stipulato con il Dante Apicella di turno che parlava ed agiva in nome e per conto del boss.

Ripetiamo, altrove saremmo già arrivati a 20 convegni, ad 8 tavole rotonde, ad una attività di grande pressione, praticata sugli uffici del Viminale, sviluppata attraverso interrogazioni parlamentari. Qui da noi, zero. Nel regno di arrubopoli può succedere questo ed altro, può succedere che la camorra faccia soldi sui beni che lo stato gli confisca, senza che ciò inneschi lo spunto di inquietudine e di riflessioni in chi, in queta provincia, dovrebbe rappresentare il governo della nazione.

QUI SOTTO LO STRALCIO DELL’ORDINANZA