L’INCHIESTA. L’OSPEDALE DI CASERTA. 38 anni di lavoro del signor Mario buttati nel cesso. Il signor De Luca ha deciso da un giorno all’altro che 4 dipendenti Cub-Rifiuti debbano essere assunti al posto suo

10 Ottobre 2022 - 13:36

QUARTA ED ULTIMA PUNTATA. Il combinato micidiale (e secondo noi di dubbia legittimità costituzionale) tra la delibera di giunta regionale e quella del Sant’Anna e San Sebastiano, che taglia fuori i centri per l’impiego, ha dato un potere enorme di selezione dei lavoratori negli uffici che operano a stretto contatto di gomito con il governatore. Quando, senza interessarsi del mondo attorno, la politica si prende di forza il potere di decidere del destino di decine di persone, colpevoli di essere finite in mezzo ad una cinica vicenda

CASERTA (gianluigi guarino) – Ci apprestiamo a concludere il racconto di una delle vicende peggiori ma maggiormente esplicative, esemplare del livello raggiunto in questi anni dalla malignità istituzionale e non solo di chi ha in mano la sanità pubblica in provincia di Caserta e in regione Campania.

La

storia è quella del signor Mario, per 38 anni dipendente (noi diciamo così perché di fatto è così) dell’ospedale civile di Caserta e che oggi lo stesso ospedale mette alla porta dopo averlo torturato, illudendolo giorno per giorno che sarebbe tornato in servizio.

Chi

legge ora questa nota di introduzione alla quarta e ultima puntata di questa inchiesta, rischia di capirci ben poco. Ed è per questo che con vistosi richiami-link, la anticipiamo, mettendo a disposizione di coloro che non le hanno lette, la prima, la seconda e la terza puntata.

In modo che ciò possa costituire una base per comprendere ciò che andremo a scrivere oggi e che investe completamente la responsabilità del governatore della Campania Vincenzo De Luca e della sua giunta regionale. I quali, beninteso, non è che abbiano agito in funzione del signor Mario, figuriamoci, non sanno nemmeno chi sia – loro, gran potenti stravaccati ogni mattina in lussuosissimi uffici – ma comunque, con una delibera di qualche mese fa, hanno creato le condizioni, naturalmente prese al volo dalla direzione generale dell’Azienda ospedaliera Sant’Anna e San Sebastiano di Caserta, per far fuori il signor Mario e dando un senso a tutte le attività dilatorie e a tutte le rassicurazioni a queste ricevute e sinistramente somiglianti a quelle date a chi saliva sui treni piombati e a chi riteneva di andare a fare la doccia e non di entrare in una camera a gas.

Eravamo rimasti alle ulteriori rassicurazioni ricevute dal signor Mario, dopo che questi aveva subito un autentico sopruso nel momento in cui l’ospedale, grazie ad un’incredibile e non abbastanza analizzata marcia indietro della commissione giudicatrice, aveva dato per buona la graduatoria emersa dal lavoro (si fa per dire) del Centro per l’Impiego di Caserta, il cui dirigente è Lorenzo Gentile, candidato alle elezioni comunali del 2021, naturalmente senza aver sospeso la sua professione che, occupandosi di lavoro, può diventare facilmente oggetto di maldicenze.

Il signor Mario, ingiustamente quinto, nonostante fosse palmare che i requisiti da lui presentati costituissero elementi largamente sufficienti per occupare un rango molto più alto e già abilitante all’assunzione. Una situazione di cui forse la commissione giudicatrice si era accorta e che avendo colto qualcosa di predefinito ha preferito affrontare, anzi, non affrontare, mettendosi da parte e non volendo sporcarsi le mani con valutazioni che, magari, avrebbero portato qualche rischio anche di tipo giudiziario.

Dopo quest’esito, il signor Mario, come si suol dire, crede ancora alla befana; crede ancora alle rassicurazioni che riceve. E ci crede anche quando la direzione generale spazza via, toglie di mezzo quella graduatoria del Collocamento che, evidentemente, non serviva più, avendo svolto il suo compito, affermando, contrariamente a ciò che attestano alcuni avvocati che stiamo interpellando, che fosse scaduta allo scoccare dell’ottavo mese dalla sua pubblicazione.

Al signor Mario viene detto che ci sarà una procedura rapidissima, ex novo e che “stavolta non ci saranno problemi. Sarai il primo e tornerai al tuo posto di lavoro”.

Povero signor Mario, non ha mai capito con chi aveva a che fare in passato e chi ha a che fare oggi. Altro che procedura in coordinamento con il Collocamento! Il dg Gaetano Gubitosa sa già che a Napoli, alla sede della regione Campania, in quell’autentica fucina della ricotta clientelare, è stata approvata una delibera che, a questo punto, possiamo definire fior di ricotta, la quintessenza della ricotta.

PRIMA DEL FINALE, I LINK PER LE TRE PUNTATE PRECEDENTI

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LA DELIBERA DELLA VERGOGNA

Il 13 giugno 2022, giorno di Sant’Antonio, infatti, avveniva qualcosa che Gubitosa non potrà mai sostenere di non esserne già a conoscenza, dopo aver menato il can per l’aia con il signor Mario.

Una tecnica dilatoria, portata avanti in scienza e coscienza, come risulta del tutto evidente quando si legano i vari momenti e “sotto-momenti” di questa storia. L’effetto dell’applicazione di questa tecnica, l’effetto concreto era stato la mancata assunzione del signor Mario.

Ma veniamo a quella che nel titolo del paragrafo abbiamo definito la delibera della vergogna.

Il 13 giugno scorso, la giunta regionale approvava la delibera numero 283, il cui testo integrale troverete nell’articolo e che vi riassumiamo.

In poche parole, De Luca non disconosce ciò che stabilisce l’articolo 16 della legge 56 del 1987, cioè la riforma sul Collocamento. D’altronde, non lo può fare.

Ma in sostanza lo fa e come, con una di quelle operazioni a sangue freddo e apparentemente non fondamentali che costellano gli atti amministrativi dei vergognosi enti di derivazione statale, cioè le regioni, e gli enti locali italiani e del sud Italia in particolare.

De Luca scrive che, okay, si applicheranno le norme sulle liste di collocamento dell’articolo 16, però ci schiaffa una suppostona, una grande supposta, quando aggiunge “di cui all’Allegato A“.

– E che cos’è mo’ questo allegato A? –

E’ un’operazione partorita – così è scritto testualmente – dagli uffici competenti della Giunta Regionale, in raccordo con l’Ufficio Legislativo del Presidente”, dove se non andiamo errati opera pure la super-dirigente di Sant’Anastasia, Almerina Bove, ovvero la cugina diretta di quel Vincenzo Bove, autista e factotum inseparabile di Nicola Schiavone detto monaciello, per intenderci, il pupillo di Francesco Sandokan Schiavone e in pratica colui che ha messo a libro paga mezzo board di Rete Ferroviaria Italiana, una delle aziende più importanti dello Stato.

Questo raccordo produce quella che è una modifica radicale, sostanziale della legge dello Stato.

Un’operazione di dubbia legittimità su cui potrebbe essere sollevata, da parte del governo, una questione di costituzionalità legata da un conflitto di attribuzione davanti alla Corte.

Riducendo l’integrale applicazione dell’articolo 16 ad una modalità sussidiaria, secondaria, la regione Campania lo abolisce di fatto, visto e considerato che sono centinaia e centinaia i soggetti in disponibilità, ovvero i lavoratori con un contratto stipulato con la Pubblica amministrazione, ma non impiegati, ai sensi degli articoli 34 e 34 bis del Tuel.

Dunque mai e poi mai si andrà ad attingere nelle liste per il centro dell’impiego.

Andando a riassumere la delibera regionale 283 del 13 giugno: le amministrazioni pubbliche, come le Asl e le aziende ospedaliere, non dovranno più contattare il Centro per l’Impiego, ma dare priorità ad un altro criterio: controllare se ci sono dipendenti in “disponibilità” nell’elenco regionale.

E DAL CILINDRO DI DE LUCA SALTA FUORI IL CUB. E GUBITOSA, COME SEMPRE, OBBEDISCE

Sulla base di questa deliberazione di giunta regionale, il primo settembre 2022 Gubitosa attiva una procedura di assunzione per 4 magazzinieri categoria B. Magazzinieri di categoria B esattamente come lo è il signor Mario.

Bisogna veramente mantenersi sulle serie per non esplodere di indignazione. Un concorso per 4 magazzinieri che, però, alla luce della delibera-porcata della giunta regionale, di fatto taglia fuori la procedure che coinvolge il Centro dell’Impiego, in quanto occorrerà contattare i dipendenti in disponibilità.

La pastetta non è dimostrata, per carità. Ma è verosimile. E adesso vi spieghiamo il perché. Quando la direzione strategica dell’ospedale contatta Palazzo Santa Lucia, ovvero la Direzione Generale per l’Istruzione, la Formazione, il Lavoro e le Politiche Giovanili della giunta regionale, questa risponde ci sono lavoratori in disponibilità, ovvero quelli del Consorzio Unico di Bacino delle Province di Napoli e Caserta, che sono in questa condizione almeno dal 2015.

Una decisione sicuramente contestabile, perché al Cub ci saranno stati anche magazzinieri, ma una cosa è gestire il magazzino di un cantiere rifiuti, altra cosa è fare ciò che ha fatto il signor Mario per anni, ovvero gestire il magazzino di un ospedale, operando la mansione per cui è stato bandito.

La disponibilità durerebbe 24 mesi ma è stata prorogata fino al 30 settembre 2022. Un colpo di fortuna (sic!), quindi, ad un mese dalla scadenza dell’elenco.

Ed è importante cercare di capire chi abbia voluto questo colpo di fortuna all’interno della regione Campania, quali siano stati i politici nostrani che hanno spinto affinché si utilizzasse questo strumento della disponibilità dei lavoratori Cub, messo in piedi in maniera improvvisa e forse illegittima dal presidente De Luca.

Gubitosa e l’ospedale di Caserta gli aspiranti magazzinieri li devono prendere dai dipendenti del Cub, così come segnalato dalla Direzione Generale per il lavoro della giunta regionale.

Al diavolo la certificazione su un curriculum-modello, firmato dalla dirigente dell’area Farmacia dell’ospedale di Caserta.

Trentotto anni buttati nel cesso perché il signor De Luca ha deciso che i 4 magazzinieri dovranno essere necessariamente scelti attingendo dall’elenco dell’Osservatorio regionale sul lavoro (Ormel) ed essere operatori del Cub con la mansione di magazzinieri, categoria B.

Il povero signor Mario, dunque, oltre a buttare nel cesso il certificato della dirigente, viene disarmato dell’unico requisito formalmente riconosciuto dalla legge, ovvero dall’articolo 16 della legge 56 del 1987.

Dunque, il requisito di essere iscritti nelle liste del Centro per l’Impiego non conta più nulla, perché l’unico collocamento che conta è quello controllato totalmente dal governatore De Luca, cioè la Direzione Generale per l’Istruzione, la Formazione, il Lavoro e le Politiche Giovanili della giunta regionale.

I centri per l’impiego sono gestiti dalla regione Campania, all’indomani della riforma che li ha staccati dalle amministrazioni provinciali, ma è anche vero che questo avviene all’interno di una cornice saldamente ancorata alla legislazione nazionale. Che per De Luca ovviamente rappresenta un ostacolo, poiché non gli permette di avere le mani totalmente libere per gestire i destini dolenti delle persone le quali, genuflettendosi dinanzi a lui o dinanzi ai suoi ascari territoriali, vengono gratificati di un posto di lavoro dopo aver sofferto le pene dell’inferno all’indomani della chiusura delle attività del Cub.

Lo ripetiamo ancora: la restrizione del requisito che in maniera abile non chiama fuori, ma retrocede nella scala delle priorità l’utilizzo dei centri per l’impiego, attribuisce alla delibera di giunta una configurazione che, a nostro avviso, è di dubbia legittimità costituzionale, ma questa è un’altra storia che, eventualmente, potremo andare a trattare qualora si registrasse qualche sviluppo, qualora ci fosse qualche iniziativa legale per sanare tale scempio.

Saranno presi da lì i quattro magazzinieri mancanti, da una lista Cub nata nell’estate in cui il dg Gubitosa, con una dose di cinismo e indifferenza difficilmente raggiunta nella nostra provincia, tranquillizzava il precario dei precari, un uomo che per 38 anni è stato tra le corsie dell’Ospedale di Caserta, che riavrebbe avuto il posto che gli spettava.

E invece niente. Una coltellata alla schiena, dritta ai diritti del signor Mario, trovatosi nel giro di un’estate fuori gioco per un posto nel Magazzino, ovvero quello che nell’ultimo anno e mezzo avrebbe dovuto spettargli, ma che una politica senza scrupoli, indifferente ai signor Mario campani e casertani, gli ha strappato dalle mani.

QUI SOTTO LA DELIBERA REGIONALE, IL SUO ALLEGATO E LA DELIBERA DELL’OSPEDALE