Boss scarcerati e decreto Bonafede. La Consulta: “Questioni infondate”

5 Novembre 2020 - 09:00

CASAPESENNA – I giudici della Corte Costituzionale hanno ritenute “infondate” le censure sollevate dal decreto anti scarcerazioni del periodo covid. Questo il giudizio dei magistrati riuniti in camera di consiglio al palazzo della Consulta per esaminare le questioni sollevate dal Tribunale di sorveglianza di Sassari e dai magistrati di sorveglianza di Spoleto e di Avellino sul decreto legge 29 e sulla legge 70 del 2020 relativi alle scarcerazioni, connesse all’emergenza per la pandemia da coronavirus, di detenuti condannati per reati di particolare gravità, tra i quali c’era anche Pasquale Zagaria , fratello del capoclan Michele.

In attesa del deposito della sentenza, le cui motivazioni saranno depositate nelle prossime settimane, dalla Consulta si riferisce che “le questioni sono state ritenute infondate”. La disciplina censurata, ricordano i giudici costituzionali, impone ai giudici di sorveglianza di “verificare periodicamente la perdurante sussistenza delle ragioni che giustificano la detenzione domiciliare per motivi di salute”. A tal fine, i giudici sono tenuti ad “acquisire una serie di documenti e di pareri, in particolare da parte del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, della Procura nazionale antimafia e della Procura distrettuale antimafia”. La Corte Costituzionale ha ritenuto che “questa disciplina non sia in contrasto con il diritto di difesa del condannato, né con l’esigenza di tutela della sua salute, né con il principio di separazione tra potere giudiziario e potere legislativo”.

Anche se le motivazioni della sentenza non sono ancora note, “grande soddisfazione”, a quanto viene riferito, sarebbe stata espressa dal ministro della Giustizia Bonafede alla notizia del verdetto con cui la Consulta ha respinto il ricorso contro il decreto “antiscarcerazioni”. Proprio il Guardasigilli era stato infatti il promotore del provvedimento all’esame della Corte costituzionale.